Di Roberto Filipponi
Le ondate di calore sempre più frequenti e intense stanno trasformando anche l’organizzazione del lavoro nei cantieri, rendendo sempre più urgente il tema della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Nel Lazio, negli ultimi mesi, il confronto tra istituzioni, sindacati, imprese ed enti bilaterali ha portato all’introduzione di misure specifiche per contrastare i rischi legati allo stress termico. Dall’ordinanza regionale alle prestazioni economiche previste dagli enti bilaterali, fino allo sciopero del 24 luglio a Latina dopo la morte di due operai in giornate caratterizzate da temperature estreme, il tema del caldo nei luoghi di lavoro è diventato centrale.
Ne abbiamo parlato con Diego Piccoli, segretario generale della Fillea CGIL Roma e Lazio, per fare il punto sulle misure adottate e sulle prospettive future per la tutela dei lavoratori.
La Regione Lazio ha introdotto un’ordinanza per sospendere le lavorazioni nelle ore di massimo rischio da caldo. Dal vostro punto di vista, questa misura rappresenta un punto di arrivo o solo un primo passo? Quali ulteriori interventi ritenete necessari per tutelare davvero i lavoratori dell’edilizia?
La Regione Lazio è stata la prima Regione in Italia ad aver emanato nel mese di maggio l’ordinanza “rischio stress termico”. Un dato importante perché siamo stati noi, insieme alla CGIL di Roma e Lazio, a chiederla. Lo abbiamo fatto avendo aperto, negli ultimi anni, una vertenza vera e propria sulla sicurezza sul lavoro e sui rischi, ormai strutturali, anche dei cambiamenti climatici che, ad esempio per quanto riguarda lo stress da calore, rendono le condizioni insostenibili quasi un terzo dell’anno.
Abbiamo incalzato la Regione che ha migliorato l’ordinanza rendendola la più completa d’Italia, introducendo anche i cantieri stradali nel campo di applicazione.
Non possiamo però pensare che il fenomeno si affronti a colpi di ordinanze, che sono legate alla volontà politica dell’amministrazione e che sono provvedimenti circoscritti nel tempo. C’è bisogno di leggi strutturali che regolamentino gli orari di lavoro, che definiscano prescrizioni per legge e impongano sanzioni per chi non rispetta la legge e la salute dei lavoratori.
Inoltre c’è bisogno di una modifica del Testo Unico sulla sicurezza: se non si inserisce il rischio da stress termico non si incide sugli obblighi del datore di lavoro.
Accanto all’ordinanza, gli enti bilaterali stanno intervenendo con misure concrete: le Casse Edili di Frosinone e Rieti, così come Edilcassa Lazio, hanno previsto un’integrazione economica per le ore di sospensione dovute al caldo estremo, mentre a Roma sono stati raggiunti accordi specifici in cantieri strategici come quello della tranvia di viale Palmiro Togliatti. Quanto sono importanti questi strumenti e possono rappresentare un modello da estendere su tutto il territorio?
L’accordo sottoscritto in tranvia rappresenta un’importante intesa per due motivi almeno: oltre a tutelare la salute dei lavoratori, oltre a riconoscere indennizzi economici, oltre a ridare dignità al lavoro con la previsione di mense, bagni, docce, refettori e pause, interviene su un cantiere pubblico in cui le cose non andavano bene (attendiamo il rispetto di tutti gli impegni sottoscritti da Commissario e imprese), stabilisce limiti per la produzione nelle ore più calde, anche oltre le fasce previste dall’ordinanza regionale, in un cantiere di interesse pubblico che non rientra nel campo di applicazione dell’ordinanza contro il caldo.
Siamo molto orgogliosi di aver proposto in Edilcassa la prestazione a integrazione della CIGO per caldo. Il salario nel nostro Paese è una priorità da affrontare. Non bastano provvedimenti momentanei che puliscono le coscienze di una politica che non trova soluzioni adeguate.
La cassa integrazione riduce il salario. Il sistema bilaterale dell’edilizia interviene integrando il salario per quelle ore di cassa in cui il lavoratore percepirebbe l’80% dello stipendio.
Spesso non ci si ferma, non ci si salva la vita perché bisogna portare il pane a casa. Ecco perché pensiamo che queste prestazioni siano la strada da intraprendere, estendendole, per rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori.
Dopo le morti di due operai, avvenute durante giornate caratterizzate da temperature estreme e lo sciopero promosso dalla Fillea CGIL insieme a Filca CISL e Feneal UIL a Latina il 24 luglio, quale messaggio avete voluto lanciare alle istituzioni e alle imprese? Ritiene che oggi ci sia una maggiore consapevolezza del rischio legato al caldo estremo nei cantieri?
Che la vita vale più del profitto. Che un settore che vede il 14% dei lavoratori over 60, usurati, non può non fare i conti con una mattanza che passa per il non rispetto delle norme, dall’applicazione dei DPI, dalla fretta di finire, dal selvaggio subappalto a cascata, fino, appunto, allo stress da eventi meteo estremi che fanno ammalare e uccidono.
Ce ne dobbiamo fare carico tutti. Quanto fatto nel Lazio, con le prestazioni Edilcassa e Cassa Edile, dimostra che una parte sana delle imprese ne è consapevole.
Le ondate di calore sono ormai una conseguenza strutturale del cambiamento climatico. Come dovrà cambiare, nei prossimi anni, l’organizzazione del lavoro nei cantieri e quale ruolo potranno avere la contrattazione e gli enti bilaterali per garantire salute, sicurezza e continuità occupazionale?
Bisogna cambiare le norme, istituire ammortizzatori sociali che non riducano il salario attraverso prestazioni della bilateralità, ad esempio, cambiare il Testo Unico sulla sicurezza e avere il coraggio, come è stato fatto durante il Covid, di condividere, concordare e contrattare con i lavoratori e le lavoratrici l’organizzazione del lavoro e del cantiere.
Ma non ci sono solo i cantieri: nelle fabbriche e nei laboratori si fanno i conti con condizioni insostenibili. Anche noi dobbiamo superare l’idea che il problema sia solo per coloro che lavorano all’aperto.