Di Alesssandro Luparelli e Michela Cicculli *
Roma ha scelto. L’Assemblea Capitolina ha approvato la sospensione dell’accordo tra Acea e Mekorot, la compagnia idrica statale israeliana accusata da Amnesty International e da organizzazioni palestinesi di violazioni sistematiche del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu. Un accordo firmato nel 2013 e da tempo contestato dai movimenti per l’acqua e dalla società civile, che oggi finalmente viene fermato.
È un risultato politico e morale che parla al Paese. Perché non parliamo di un atto simbolico: Roma Capitale, con strumenti giuridici solidi e una scelta politica limpida, ha deciso di non essere complice di chi pratica l’apartheid idrico e il furto delle risorse contro il popolo palestinese.
Sinistra Civica Ecologista è stata in prima fila in questa battaglia, con determinazione e coerenza. Abbiamo raccolto l’indignazione che saliva dalle piazze, dai comitati, dalle associazioni che non hanno mai smesso di gridare “Palestina libera”. Abbiamo portato questa voce dentro le istituzioni, convinti che la politica, se ha senso, deve saper tradurre il dolore e la rabbia delle persone in atti concreti di giustizia.
Il voto di Roma arriva in un contesto drammatico: la Commissione indipendente Onu ha parlato apertamente di atti di genocidio commessi dalle autorità israeliane a Gaza. Nello stesso giorno, un nuovo assalto ha ridotto in macerie Gaza City, intrappolando centinaia di migliaia di civili. Mentre le potenze mondiali tergiversano, una capitale europea sceglie di esercitare il suo potere locale come leva internazionale. È questa la politica che serve: città che si fanno fari di umanità, capaci di incidere davvero.
Roma, oggi, dimostra che un governo locale può agire con coraggio e precisione, facendo pressione sul governo Netanyahu affinché ponga fine al massacro. È la prova che esistono alternative alle chiacchiere, che non tutto è immobilismo o complicità. Il governo Meloni, invece di moltiplicare dichiarazioni vuote, dovrebbe avere il coraggio di seguire l’esempio di Roma e sospendere ogni accordo con chi viola il diritto internazionale.
Questa vittoria non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Perché il popolo palestinese continua a resistere e ha bisogno del nostro sostegno concreto. Per questo lanciamo un appello: scendiamo in piazza, sosteniamo le mobilitazioni, partecipiamo agli scioperi e alle azioni della Sumud Flotilla. La dignità non si negozia, la solidarietà si mette in pratica.
Roma ha scelto da che parte stare. Ora tocca a tutte e tutti noi continuare su questa strada.
*Gli autori sono consiglieri di Roma Capitale di Sinistra Civica Ecologista Roma_. L’articolo è stato pubblicatoda Il Manifeto