Sono stati ricordati con l’illegale saluto romano i militanti del Fronte della Gioventù uccisi nel ’78. È successo ieri, subito dopo la commemorazione istituzionale a cui sono intervenuti il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’Assessore alla Cultura capitolino Miguel Gotor, deponendo le corone d’alloro, nel piazzale dove c’è la targa per commemorare i neofascisti Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, morti il 7 gennaio 1978 in un agguato davanti alla sede dell’MSI del Tuscolano, in quella che è stata poi chiamata “strage di Acca Larentia”.
Da parte delle istituzioni intervenute alla celebrazione non è stata spesa nessuna parola di denuncia su quanto avvenuto successivamente durante la manifestazione: una vera e propria adunata fascista, in cui i saluti romani si sono sprecati. Anzi il presidente Rocca ha trovato il tempo di lanciare un comunicato stampa in cui si parla di festa nazionale del tricolore per esaltare l’identità della nazione proprio nella data del 7 gennaio, peggiorando la situazione. Fatti gravi che si vanno sommando a quanto è stato denunciato dal presidente del Museo Storico della Liberazione di via Tasso, ovvero il mancato rinnovo, da parte del Ministero della Cultura, del nuovo consiglio direttivo e del nuovo presidente scaduti proprio in questi giorni.
Di fronte all’annuncio del presidente uscente Parisella di tenere aperto il museo è arrivata una tardiva risposta del Ministro Sangiuliano che afferma “Il consiglio di amministrazione e il presidente del museo sono scaduti da poco tempo. Stiamo predisponendo gli atti e, fra qualche giorno, al massimo la prossima settimana, verranno nominati”.
Dal 20 dicembre lo spazio simbolo della Resistenza romana, dove durante l’occupazione nazista furono imprigionati e torturati oltre duemila antifascisti, si è trovato senza vertici. A rinnovarli avrebbe dovuto provvedere il ministero e alla scadenza del mandato Parisella avrebbe dovuto riconsegnare le chiavi, ma ha deciso di non farlo: “Il museo sarà regolarmente aperto dalle 9.30 del lunedì alle 18.30 della domenica” si legge in un comunicato diffuso sui social.
Sotto la sua responsabilità, il presidente uscente ha deciso di non consegnare le chiavi, ma di aprire comunque, in rispetto di un così rilevante servizio pubblico che non può essere interrotto.
Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere capitolino di Verdi e Sinistra Alessandro Luparelli che in una nota spiega “Siamo al fianco del Professor Antonio Parisella, Presidente uscente del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso a Roma, che dal 20 dicembre 2023 tiene aperto il Museo volontariamente pur mancando ancora il rinnovo delle cariche direttive. Una grave forma di non curanza quella del Ministro Sangiuliano e di questo Governo verso un luogo simbolo della memoria della città di Roma e della storia del Paese. Non si può voler affiggere una targa per Antonio Gramsci come annunciato recentemente dal ministro, non denunciare le adunate fasciste e i saluti romani del 7 gennaio e allo stesso tempo rischiare di tenere chiuso il Museo della Liberazione. Il ministro Sangiuliano non ci incanta con la sua propaganda di basso livello: è grave pensare di poter riscrivere la Storia. Di Storia ce n’è soltanto una e il Museo storico della Liberazione ne è simbolo fisico e culturale”.