Sostiene il vessillo di una nuova crociata contro le donne l’unica maggioranza di destra tra i 15 municipi della capitale, alla guida del Municipio delle Torri. Non solo le donne lo abitano scontano la mancanza di consultori e presidi di quartiere contro la violenza di genere, ma devono anche sorbirsi la promozione, sui i canali istituzionali del municipio, di una petizione che sostiene una proposta di legge di iniziativa popolare dai chiari contenuti antiabortisti.
Dare il sostegno a un’iniziativa come quella di ‘Un cuore che batte’, questo l’ambiguo titolo della campagna, significa schierarsi apertamente contro i diritti sanciti dalla legge 194/78, che garantiscono la possibilità di interrompere la gravidanza, promuovendo misure come quella di obbligare i medici a mostrare le immagini e il battito cardiaco del feto a chi desidera abortire. Una proposta che vuole criminalizzare la libera scelta della singola persona sul proprio corpo introducendo pratiche vessatorie e colpevolizzanti.
“A fronte di ciò il Municipio delle Torri non si è limitato a pubblicare la notizia della raccolta di firme in maniera acritica, come affermato nella difesa d’ufficio da parlamentari ed esponenti di FdI; ha aggiunto in calce alla notizia il link alla locandina promozionale, contenente affermazioni ideologiche care al peggior oscurantismo reazionario, quello che spesso fa comunella con varie organizzazioni dell’estrema destra, quelle a cui i partiti della destra non smettono di strizzare l’occhiolino nemmeno ora che sono al governo nazionale e che una loro esponente ricopre l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Presidente Nicola Franco si scusi per aver confuso la comunicazione istituzionale con la propaganda ed elimini la locandina da sito e social.” afferma in una nota Andrea Catarci, Assessore alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e Servizi al territorio per la città dei 15 minuti di Roma Capitale, e continua “Ma soprattutto chieda scusa a tutte le donne per aver amplificato, attraverso strumenti della collettività, la voce di chi vorrebbe cancellare i diritti acquisiti in anni di lotte e mobilitazioni di civiltà”.